Storie

E alla fine nessuno se l’è presa

Isetta era una donna bellissima ma ai suoi tempi veniva considerata una zitella. Nata ai primi del novecento, era rimasta orfana a 8 anni ed era cresciuta con degli zii.

Durante la nostra “fanciullezza”, circolavano, tra i familiari, diverse versioni sulla sua storia che stranamente cambiavano, non in base a chi le raccontava, ma a secondo di chi le ascoltava. Ad esempio, ad alcune di noi veniva detto che era “così” perché trovava difetti in tutti gli uomini che le presentavano per “maritarla” (“non si accontentava mai…!”) e ad altre che si era fissata con uno che non poteva avere. Tutte le versioni, però, avevano stesso finale, che veniva riferito spesso associato ad una smorfia o cenno di tristezza: “…  e hai visto che fine ha fatto? …nessuno se l’è più presa” con riferimento al fatto che non era sposata e che pagava il pegno di una sua negligenza con la solitudine.

Isetta era per molti di noi una esortazione al controllo delle paturnie adolescenziali che si presentava al pranzo della domenica almeno una volta al mese.

Come la mia, tante sono le famiglie in cui si è tramandato il concetto che tra le cose più importanti della vita di una donna sia sposarsi. Un pregiudizio intrinseco nelle nostre radici culturali, trasmesso di generazione in generazione, che ha creato infiniti danni.

Nella ricerca del matrimonio o semplicemente della compagnia, infatti, c’è chi ha chiuso gli occhi alla violenza, al tradimento, all’umiliazione ricorrente, chi ancora soffre in silenzio e si sente in colpa anziché gridare l’inganno. Per non rimanere sola c’è anche chi ha abbandonato i propri sogni dimenticando chi era e cosa desiderava essere.

Personalmente ho pagato i miei errori con la sofferenza, ho vissuto nel rimorso di non essere mai abbastanza e mi sono persa numerose volte fino a capire che non era quello il punto.

Prima di tutto dobbiamo essere noi stesse.

Nell’amore bisonga amare ed essere amate per quello che si è senza inseguire, senza cambiare per compiacere o temere di dire quello che pensiamo. Non bisogna scendere a compromessi per paura di restare soli ma amare se stessi e gli altri allo stesso modo, con rispetto reciproco e guardandosi, alla pari, negli occhi.

Se l’amore arriva bene, ma se tarda o ci inganna, non dobbiamo avere timore di ribellarci o di reagire perchè, a volte, è molto meno triste la solitudine di una vita in compagnia dell’uomo sbagliato.

Pur non sapendo quale sarebbe stata dopo la mia vita, a me Isetta è sempre stata simpatica, e nonostante le dicerie io l’ho sempre trovata allegra e sorridente, a differenza di altre zie che si lamentavano sempre.

Adesso non so quale sia la sua vera storia ma se dovessi raccontarla ai miei figli direi che lei era single (zitella ormai è obsoleto) perché ha scelto di esserlo, perché non ha temuto la solitudine in attesa dell’amore giusto e che se questo non è arrivato ha comunque vissuto felicemente.

Un esempio diverso per imparare ad amare noi stesse prima di tutto.

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